«Uccidere con il pretesto della religione è contrario ai precetti dell’islam».

Una dichiarazione di 500 Imam in difesa di Asia Bibi

3.421 giorni di detenzione, quelli vissuti da Asia Bibi, accusata di aver offeso Maometto. Dopo essere stata prosciolta, alcuni gruppi estremisti hanno chiesto il riesame del verdetto. Non è tardata ad arrivare, però, anchela risposta del Consiglio pachistano degli ulema, con la Dichiarazione di Islamabad.

«Uccidere con il pretesto della religione è contrario ai precetti dell’islam». Inizia così la “Dichiarazione di Islamabad”, firmata domenica durante un incontro organizzato dal Consiglio pachistano degli ulema. Oltre cinquecento imam di tutto il Paese hanno sottoscritto il documento che condanna senza mezzi termini violenze e discriminazioni sulle minoranze e chiede il rispetto per tutti i pachistani, a qualunque religione appartengano. Un passo non da poco, «in una nazione in cui i fondamentalisti si accaniscono sugli appartenenti a fedi minoritarie, in particolare cristiani, ahmadi e sciiti. La stessa legge anti-blasfemia viene spesso impiegata arbitrariamente come strumento di persecuzione nei confronti di questi ultimi. A rendere ancora più eccezionale la Dichiarazione, una risoluzione ad essa allegata in cui i predicatori islamici fanno un esplicito riferimento ad Asia Masih, ovvero Asia Bibi, emblema degli abusi della normativa anti-blasfemia.

 

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